Manuela Gandini 

Presentazione della mostra personale "Indicazioni", galleria Fac Simile, Milano 1989

Il percorso evolutivo del lavoro di Alessandro Traina si è svolto in maniera lineare e sequenziale, senza fratture evidenti, all’insegna di un costante processo di assottigliamento e di sintesi della materia originariamente rappresentata. La pittura spatolata, tattile, che delineava figure geometriche solide, figure bidimensionali e archetipi morfologici dell’immaginario umano, è andata via via sottraendo peso e volume alle raffigurazioni, sino a scoprirne la struttura primaria. Inserita in una idealità cosmogonica, la figura che ne deriva è sospesa nello spazio dello sfondo uniforme dai toni scuri e ferruginosi. Sembra priva di causa originante. liste sottili, nere, verticali, sghembe, concorrono a formare una sorta di gabbie spaziali, ma, a seconda del punto di vista e della combinazione, sono viste in una molteplicità di varianti e quasi sempre poste secondo una dualità che ne accentua la perfetta simmetria originata dal caso. Il passo successivo del lavoro di Traina è costituito dalla reificazione delle figure rappresentate nelle tele, ovvero la traduzione oggettuale, in scala 1:1, delle linee che divengono barre di ferro, dei cerchi e degli altri elementi. Come oggetti di un sogno, di una visione, di un desiderio, che attendessero il momento di entrare nella tridimensionalità. Sembra che, sin dall’inizio, la sua pittura abbia aspirato a uscire dalla propria sostanza e farsi scultura. Gli oggetti e le tele vivono oggi in una reciproca autonomia, benchè gli uni si riflettano e si riconoscano nel proprio doppio. Le “indicazioni”, da cui la mostra prende il nome, sono disseminate negli angoli di una storia che, come nei punti nodali del sogno, non ha struttura narrativa, ma si articola appunto per indizi sopra una realtà che resterà sempre indefinibile.