Elena Pontiggia 1990

dal catalogo unico per le mostre personali alle gallerie:

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Il contrasto e il tempo

Alessandro Traina costruisce involucri disabili inadempienti. Penso alla sua Clessidra, del 1990, in cui il ferro compie circonvoluzioni ortogonali e tenta di farsi scatola, di diventare un perimetro chiuso. Tenta e non riesce: al punto che la linea rimane inesorabilmente aperta e strane fasce elastiche, strani tessuti minerali devono tenere unita la costruzione. Penso anche alla Successione discreta, in cui un lungo nastro di carta passa attraverso simulacri di contenitori: contenitori che, al solito, non contengono, ma possono solo lasciarsi attraversare, penetrare. Sono puri percorsi lineari, simmetrici questa volta, che non racchiudono un territorio ma semplicemente lo segnalano: testimonianza dell'inesorabile fluire di altro materiale, del ripetersi di altro movimento. A lungo è sembrato che il problema di Traina fosse un problema di forze contrapposte, quasi un problema di spinte e controspinte, un problema di architettura. I suoi strumenti, che sembravano sottratti a una palestra metafisica, alludevano a una energia e a una torsione, bloccate entrambe. Questa fenomenologia si ritrova ancora in opere come Intorno o Senza titolo, del 1991: opere in cui il ferro esibisce andamenti sghembi e contratti, e in cui Ie "fasce" funzionano come cinghie di trasmissione e insieme come cinte erniarie, volte a comprimere quell'esplosione di energia. Molte delle sculture recenti, però, non si basano tanto sul rapporto dialettico tra implosione e esplosione, tra moto centrifugo e moto centripeto, quanto sulla serialità, sulla sequenza. Leggiamo in una dichiarazione di poetica di Traina: "lnterrompere lo sviluppo, bloccare ii movimento è fermare ii tempo". Il tempo, dunque. Questo elemento dà nuova luce al dissidio di cui parlavamo, e anche al suo ineluttabile esito. II tempo è per definizione ciò che non si può fermare. Si può pensare a una realtà senza tempo, non a un tempo immobile. Il tempo senza moto si annulla, non esiste. E’ proprio a partire da opere come Successione discreta, allora, che si può capire perchè gli involucri di questa scultura sono cosi anti-funzionali. II loro razionale, controllato titanismo è destinato alla sconfitta. Rimangono però le tracce di quel tentativo. Rimangono libri senza pagine, cornici vuote singolarmente suggestive che dimostrano quello che Eraclito l'Oscuro capì un giorno osservando le  acque del Caistro: è cioè che tutto scorre. E che tutto, necessariamente, si realizza attraverso il contrasto.

Contrast and time

Alessandro Traina builds out-of -order, non-performing shells. I have in mind his Clessidra, 1990, in which icon performs right angle circumvolutions attempting to become a box, a closed perimeter. Attempt with no success: to the point of leaving inexorably open lines and strange elastic dresses, strange mineral fabrics, must hold together the structure. I also have in mind Successione discreta, in which a long paper ribbon traverses mock containers: containers which usually do not con-tain, but capable of being traversed, penetrated. The are purely linear paths, symmetrical this time, not enclosing but simply signalling a territory: inexorable testimony of the streaming of another material, of the repetition of another motion. In the long run it seems that the problem posed by Traina concerns opposite forces, almost a problem of thrusts and counterthrusts, an architectural problem. His tools look as if borrowed from a metaphysical school and hint at energy and torque, both blocked. The phenomenon recurs in works like Intorno or Senza titolo, 1991: works exhibiting twisted and contorted unfoldings, in which the straps work as transmission belts and hernial truss at the same time, meant to contain the explosion of energv. Many of the more recent sculptures, however, are not as much based on the implosion/explosion dialectics between centripetal and centrifuge forces, as they are on serialism, on sequence. One poetical statement of Traina’s reads: "Interrupting the development, blocking motion, is bringing time to a halt." Time, then. This new element puts the contradiction we were talking about and its unescapable result in a new light. Time is by definition that which cannot he stopped. One can imagine a reality without time, not a time without motion. Time without motion is annihilated, it cannot exist. It is therefore starting from works like Successione discreta, that it becomes possible to comprehend the reason why the shells of this sculpture are so anti-functional. Their rational, controlled gigantism is doomed to defeat. The traces of the attempt, however, survive. Traces of books without pages, singularly, suggestive empty frames, a demonstration of what Heraclitus The Obscure realized one day contemplating the waters of the Caistrum: "all things flow". And that everything necessarily comes into being throught contradiction.